Ho conosciuto Fulvio 34 anni fa, quando giocavo a calcio nella squadra del suo albergo nel torneo estivo e da allora i nostri percorsi si sono incontrati molte volte, sia in ambito sportivo ( da dirigenti del C.S.Martorella), sia in ambito lavorativo (era un mio cliente da oltre vent'anni) e ultimamente nella commissione cultura del comune di Campo nell'Elba.

l'Orto

L'AMACA di Michele Serra
(da Repubblica del 10.04.2008)
Chiedere "lealtà repubblicana" a Berlusconi è stato, da parte di Veltroni, un puro espediente retorico: come pretendere da un esquimese che coltivi datteri. Poichè la nostra Repubblica è nata dall'antifascismo, Berlusconi non può condividerne ( e neppure capirne) la natura stessa. La sua goffaggine politico-istituzionale nasce soprattutto da questa totale alienità: la Repubblica italiana per lui è come un paese straniero che, inspiegabilmente, coincide con quello dove lui abita e lavora. Anche l'ennesima ruvidezza (di ieri) contro il Quirinale, che a noi pare un'arrogante cafonata, vista dal suo punto di vista è al massimo un piccolo errore di grammatica dovuto alla sua scarsa dimestichezza con la lingua repubblicana.
Il problema suo e dei suoi (anche di molti suoi elettori) è dunque ridurre ai minimi termini la Repubblica, l'antifascismo, la Costituzione e qualche altro dettaglio, per potersi finalmente sentire "padroni in casa propria", come direbbe il Senatur. Il problema è che, a quel punto, sarebbero gli italiani che si riconoscono nella Repubblica e nella Costituzione a sentirsi stranieri in Patria. Credo che questo sfugga a parecchi miei amici di sinistra che si astengono perchè "tanto è uguale". Berlusconi lo sa, che non è uguale. E più intelligente lui dei super-intelligenti che non vanno a votare.